3.7.12

(7)

Signora mia,
l'avvicendarsi delle stagioni ci ha colti impreparati. Un attimo prima eravamo polvere e un attimo dopo acqua e terra. La mia insoddisfazione più che evidente, il mio continuo rincorrerla senza freni non è mai bastato per farle capire la nuda verità. L'unica soluzione è che lei sapesse facendo finta di nulla, che lei si approfittasse dei miei batticuore, del caldo flusso che mi ha attraversato le viscere fin dal primo momento in cui i miei occhi l'hanno toccata, sostanza lavica e fredda, doppia faccia di una medaglia impagabile. Si ricorda delle sue sensuali abluzioni mattutine sotto i miei occhi voraci? Si ricorda il suo arrendevole incedere sprovvista del più intimo degli indumenti? Erano accorgimenti per rendermi pazzo di lei nonostante sapesse che la sua voce avesse per me il temerario timbro della sirena, il terremoto capace di sprigionare il magma nascosto nella profondità della mia carnale terra. 
Di tutto questo conservo un ricordo dolce e terribile, acuto come l'ortica e tagliente come la pagina di una poesia. Gli anni mi hanno cambiato, hanno reso il mio stelo adatto a trattenere le foglie e a sostenere la corolla, non mi sento più spoglio come un ciliegio d'inverno. Eppure la sempreverde è lei, mia signora. L'estate non l'ha seccata, l'autunno non l'ha bagnata, il freddo e il successivo tepore della primavera non l'hanno spenta e riaccesa. Lei è un metallo. Si adatta alle stagioni, sta al gioco, non riesce o non può cambiare la propria struttura cristallina. La sua natura è data come la roccia o come l'azzurro del cielo, che sempre è di quel colore insano per la pelle e così sorprendente per gli occhi, come i suoi. Allora mi congedo, come un fiore saluta il sole chiudendo i suoi petali, mi racchiudo in un insostenibile silenzio. Grazie a lei ho conosciuto, il suo sapore ha solleticato il mio gusto. Sono andato alla ricerca di pietanze sconosciute, cibi inauditi e combinazioni improbabili. Lei rimane come l'ingrediente che ha reso impareggiabile ogni morso. Piccante e gustosa, tutto in lei ha il carattere turgido della malizia e la ringrazio per avermi ospitato alla sua tavola.
sempre suo

21.7.11

(6)

a Dario Gioia

signora mia,
noialtri nella nostra casa siamo più che re, siamo i padroni della signoria, ovvero i capostipiti, gli architravi, la radice assoluta, il punto esatto dove l'arco a tutto sesto gioca con le colonne e con se stesso. mi perdonerà dunque se mi affaccio sul balcone con le pantofole, non è una mancanza di rispetto, ma una segreta fretta mi dice di non farla attendere, di non perdermi nemmeno una delle sue grida contro la mia persona, per quella macchina ormai in preda alle fiamme che l'ha abbandonata qualche centinaio di metri lontano. Se la smettesse di richiamare i vicini e anche i lontani, vista l'altezza delle sue frequenze, potrebbe udire il cigolio dell'altalena che si muove laggiù nel parco. è già un'oretta che culla i miei pensieri, pensieri senza di lei, ovvio. pensieri che se ne andavano quatti quatti verso paludi da bonificare e acquitrini da prosciugare che lei non ha mai amato, c'è da ammetterlo, ma che hanno sempre fatto parte del mio paesaggio mentale. Nel passato ho creduto che lei fosse il vento giusto, l'aria nuova che avrebbe rinnovato il panorama delle mie sinapsi indisciplinate. Ma ho capito troppo tardi che questo compito spetta a noi soltanto.
Lo stesso vento che mi portava il cigolio ci sta portando del fumo che sa di plastica, di gomma e benzina. Bruciate, ovviamente. Come le nostre mani, nevvero? quante volte le avremmo messe sul fuoco l'uno per l'altra e viceversa? Mi perdoni l'acrimonia, il fumo potrebbe compromettere la sua gola e sarebbe un peccato, ma a quanto capisco non vuole saperne di chiudere il becco. Mi sembra giusto. Sa bene che odio l'odore acre del fumo sui vestiti, quindi non le dispiacerà se chiudo le imposte
sempre suo

4.5.09

(5)

signora mia,
lei che pensa così bene non posso dire che vomita anche male. si ricorda quella serata di maggio inoltrato passata tra vini e stuzzichini di pesce? completamente ubriaca mi domandò di accompagnarla in una sua certa casa distante in km quanto il residuo fisso in mg/l della sua acqua preferita. Io volentieri li percorsi tutti e trecentoventi non nel tempo di un bicchiere d'acqua. viaggiammo tutta la notte. i fumi dell'alcool le avevano obnubilato la vista e i sensi, dormì durante il tragitto, non vedemmo all'opera la sua mente, ma ogni tanto il suo stomaco. E quale fu il mio stupore quando non riuscì a trovare dentro di sè nemmeno una parola per ospitarmi, per farmi rimanere? Gelidamente mi mandò via.
Nessuno stupore, signora mia.
sempre suo

2.5.09

(4)

signora mia,
oggi è l'anniversario di una di quelle mattine che ricordo fin nei minimi particolari. il caldo, il sudore, quel leggero mal di testa causato dallo stupore. Lei spesso passava a prendermi, altre volte ero io a farlo. sempre presto, molto presto, l'ora è quella dei lavoratori che timbrano il cartellino, chiusi nei loro uffici. la città era tutta nostra. sulle spiaggie i primi turisti stranieri, i primi pensionati stufi della televisione, salvi dai controlli della municipale. lei mi parlava delle sue scoperte, dei suoi progetti, del suo corpo. le piaceva toccarmi, per essere sicura che c'ero. poi si fermava ad una fontana e prima di dissetarsi si bagnava le membra e il collo, come una ninfa. io rimanevo nell'automobile, imprigionato, a guardarla in uno spettacolo messo in scena soltanto per me. sono stato fortunato. ma la fortuna non mi basta, è vile, alle volte inopportuna. adesso è la mia volontà a voler dipingere il quadro, dunque non fugga da me, non si nasconda dietro ad impegni imprecisati. la trama di questo romanzo va chiarendosi sempre più. risponda a sè stessa. l'unica regione del mondo ancora inesplorata è ricoperta dai ghiacci, ma non per questo si dispera di conoscerla. si presume che la volontà possa sciogliere ogni cosa, ogni dubbio, ogni riserva. io ho sete di conoscere cosa si nasconda là sotto.
sempre suo

29.4.09

(3)

signora mia,
lei sfigura anche davanti a se stessa. le appare ogni minuto di più la realtà delle cose nel loro splendore nitido, eppure ne fugge. lei sfigura davanti alla sua stessa intelligenza che tanto ammirai nel passato. temo che quelle terre brutali possano infiacchirmi nuovamente; temo la distanza da un luogo eletto alla verità: sebbene sia armato pomposamente di grossolana intellettualità, esso nasconde, nemmeno troppo in profondità, delle gemme degne. l'esistenza non è in discussione. i suoi predicati si. dell'esistenza? nell'esistenza? all'esistenza?
dall'esistenza non si può uscire. nell'esistenza è meglio agire, dell'esistenza si deve godere. so quanto valore lei ha dato a questi predicati, non mi creda ingenuo.
ma si può rimanere ancora al fondo di un oceano di lacrime? è per questo che me la rido, signora mia: i miei racconti potrebbero trovare più fieri uditori!
sempre suo

28.4.09

(2)

signora mia,
il suo entusiasmo è una caratteristica innata e imprescindibile della sua persona, non si faccia scherno con la razionalità organizzatrice, perché il suo vitalismo è una forma di benessere soprattutto per lei.
Mi dispiacerebbe se pensasse che certi suoi messaggi possano essere mali interpretati da me, che in passato ero uso a certi viaggi mentali e a immaginare costumi negli altri frutto della mia personale irrequietezza.
ebbene questi tempi sono finiti.
che Ella non si fidi, nè si confidi, nè tantomeno si affidi, io lo comprendo. Ma è la sua genuinità, il sacro vitalismo, il carattere tellurico, a renderla tanto cara alla mia amicizia. Se ne rammenti.
sempre suo

27.4.09

(1)

signora mia,
siamo le due lame di una forbice aperta, nessuno dei due vuole avvicinarsi all'altro per tema di tagliare via qualcosa. in realtà siamo parti uguali nella stessa causa, respiriamo la stessa aria, godiamo lo stesso sole. a questa situazione serve una sforbiciata agli indugi, una sintesi novella di quanto è capace la nostra volontà e il nostro coraggio.
Venerdì 22, alle 22, l'aspetto sulla spiaggia che lei conosce così bene. La mezza luna illuminerà i nostri passi.
sempre suo